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Bruxelles, 25.11.2009
COM(2009)640 definitivo
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL
PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL
COMITATO DELLE REGIONI
Competenze chiave per un mondo in
trasformazione
Progetto di relazione congiunta 2010 del
Consiglio e della Commissione sull'attuazione del programma di lavoro "Istruzione
e formazione 2010"
(Testo rilevante ai fini del SEE)
1. Introduzione
L'istruzione e la formazione sono al centro
dell'agenda di Lisbona per la crescita e l'occupazione e costituiscono un
elemento essenziale del suo follow-up fino al 2020. Per la competitività, la
crescita e l'occupazione, ed anche per l'equità e l'inclusione sociale è
fondamentale dar vita a un "triangolo della conoscenza:
istruzione/ricerca/innovazione" che funzioni e fare in modo che tutti i cittadini siano meglio
qualificati. Il rallentamento dell'economia porta ancora più in primo piano
queste sfide a lungo termine. I bilanci pubblici e privati sono sottoposti a
forti pressioni, si assiste alla scomparsa dei posti di lavoro tradizionali,
mentre i nuovi posti di lavoro richiedono spesso competenze diverse e di
livello più elevato. I sistemi di istruzione e formazione devono pertanto
diventare più aperti e rispondere meglio alle esigenze dei cittadini e ai
bisogni del mercato del lavoro e più in generale della società.
Dal 2002[1]
la cooperazione politica a livello europeo nei settori dell'istruzione e della
formazione fornisce un valido contributo alle riforme nazionali nel campo
dell'istruzione e contribuisce alla mobilità degli studenti e dei docenti in
Europa. È su queste premesse, nel pieno rispetto delle competenze degli Stati
membri in materia di sistemi di istruzione, che il Consiglio ha approvato nel
maggio del 2009 un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore
dell'istruzione e della formazione ("ET 2020")[2].
La quarta relazione congiunta è dedicata in
particolare ai progressi compiuti nel periodo 2007-2009 verso il conseguimento
degli obiettivi concordati in materia di istruzione e formazione. Si basa su
una valutazione dettagliata dei risultati e delle relazioni nazionali in
rapporto a una serie di indicatori e di parametri di riferimento[3].
L'attenzione si concentra sull'attuazione della raccomandazione del 2006
relativa a competenze chiave[4].
Nel contempo la relazione offre anche una panoramica dell'evoluzione delle
strategie nazionali in materia di apprendimento permanente e delle riforme
intraprese per rendere l'istruzione e formazione professionale (IFP) più
attrattiva e rispondente ai bisogni del mercato del lavoro e per modernizzare
l'istruzione superiore. La relazione tiene conto anche di problematiche emerse
di recente, in particolare delle sfide connesse all'iniziativa "Nuove
competenze per nuovi lavori"[5].
Per quanto le relazioni degli Stati membri non siano esplicitamente incentrate
su come l'istruzione e la formazione debbano rispondere al rallentamento
dell'economia, i temi affrontati, soprattutto i passi avanti nella
realizzazione di un approccio basato sulle competenze e l'ammodernamento
dell'IFP e dell'istruzione superiore, sono essenziali per l'uscita dell'Europa
dalla crisi.
Si profilano le tendenze e le sfide di seguito
enunciate.
1) Nonostante
un generale miglioramento dei risultati nel campo dell'istruzione e della
formazione dell'UE, la maggior parte dei parametri di riferimento fissati per
il 2010 non verrà raggiunta; anzi per quanto concerne il parametro essenziale
dell'alfabetizzazione, si assiste in realtà a un arretramento nei risultati. Il
raggiungimento di questi parametri richiederà iniziative nazionali più
efficaci. La crisi economica mette chiaramente in luce l'urgenza di effettuare
riforme continuando contemporaneamente a investire nei sistemi di istruzione e
formazione per dare una risposta a sfide socioeconomiche essenziali.
2) Numerosi
paesi stanno introducendo riforme che come punto di riferimento utilizzano
esplicitamente il quadro delle competenze chiave. Sono stati compiuti notevoli
passi avanti nell'adattamento dei programmi scolastici, ma resta ancora molto
da fare per sostenere lo sviluppo delle competenze degli insegnanti, aggiornare
i metodi di valutazione e introdurre nuove forme di organizzazione
dell'apprendimento. Una delle sfide principali è far in modo che tutti i discenti, compresi quelli
svantaggiati e quelli che seguono percorsi di IFP e di educazione degli adulti,
possano usufruire delle metodologie innovative.
3) Restano
ancora problematiche l'attuazione dell'apprendimento permanente in contesti
formali, non formali e informali e la promozione di una maggiore mobilità.
Occorre che i sistemi di istruzione e formazione, comprese le università,
diventino più aperti e siano più in linea con i bisogni del mercato del lavoro
e più in generale della società. È opportuno concentrarsi sull'istituzione di
partenariati tra il mondo dell'istruzione e della formazione da un lato e
quello del lavoro.
2. Competenze chiave
Il quadro di
riferimento europeo "Competenze chiave per l'apprendimento
permanente"[6] individua e
definisce le seguenti otto competenze chiave necessarie per la realizzazione
personale, la cittadinanza attiva, l'inclusione sociale e l'occupabilità in una
società della conoscenza:
1)
comunicazione nella madrelingua, 2) comunicazione nelle lingue straniere, 3)
competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia, 4)
competenza digitale, 5) imparare a imparare, 6) competenze sociali e civiche,
7) spirito di iniziativa e imprenditorialità, 8) consapevolezza ed espressione
culturale.
L'istruzione
e la formazione iniziali dovrebbero favorire lo sviluppo di queste competenze
chiave a un livello che prepari tutti i giovani, compresi quelli svantaggiati,
per l'apprendimento ulteriore e per la vita lavorativa. L'istruzione e la
formazione per gli adulti dovrebbero realmente offrire a tutti gli adulti la
possibilità di sviluppare e aggiornare le competenze chiave lungo tutto l'arco
della vita.
2.1. Progressi
compiuti nelle riforme dei programmi scolastici
In tutta l'UE si registra una netta tendenza
verso l'insegnamento e l'apprendimento basati sulle competenze e verso un
approccio basato sui risultati dell'apprendimento. Il quadro europeo delle
competenze chiave ha dato un importante contributo in tal senso e in alcuni
paesi ha avuto un ruolo centrale nelle riforme.
Sono stati compiuti importanti passi avanti,
soprattutto per quanto riguarda i programmi scolastici. Materie tradizionali,
come la lingua madre, le lingue straniere o la matematica e le scienze
vengono trattate con un approccio più interdisciplinare: oltre che alla
conoscenza si guarda di più allo sviluppo di abilità e di atteggiamenti
positivi e alle applicazioni concrete. Nei programmi di studio viene dato
maggiore ed esplicito rilievo alle competenze chiave trasversali. Sulla scia
dei risultati deludenti di molti Stati membri emersi dall'indagine PISA 2006,
una serie di paesi ha avviato strategie o piani d'azione volti all'innalzamento
dei livelli delle competenze di base, in particolare nei campi della lettura,
della matematica e delle scienze.
2.2. Organizzazione
dell'apprendimento nelle scuole: occorre fare ulteriori passi avanti
Il cambiamento dei programmi scolastici, per
quanto già in atto, non è da solo sufficiente. L'approccio basato sulle
competenze implica le abilità e gli atteggiamenti idonei alla corretta
applicazione delle conoscenze e anche lo sviluppo di atteggiamenti positivi nei
confronti di un apprendimento ulteriore, del pensiero critico e della
creatività. Si tratta di una vera sfida per l'organizzazione dell'apprendimento
per la quale si deve contare essenzialmente sulle capacità dei docenti e dei
dirigenti scolastici. Per questo occorre anche che la missione della scuola
abbia al centro una sua più esplicita responsabilità nel preparare gli studenti
all'apprendimento ulteriore.
2.2.1. Applicazione
pratica delle competenze chiave trasversali
Si sta facendo molto per dotare le scuole
delle nuove tecnologie e assicurare competenze di base in materia di TIC nel
quadro della competenza digitale. Tuttavia sempre più spesso i giovani
acquisiscono le competenze in materia di TIC in modo informale, per cui meno
attenzione è stata riservata a temi quali lo spirito critico nell'uso dei nuovi
mezzi di comunicazione e delle nuove tecnologie, la consapevolezza dei rischi e
le questioni etiche e giuridiche. Considerata la progressiva diffusione
dell'impiego delle TIC nella vita quotidiana, è opportuno affrontare
esplicitamente questi temi nell'insegnamento e nell'apprendimento. Occorre
sfruttare meglio le potenzialità che le nuove tecnologie offrono in termini di
promozione dell'innovazione e della creatività, nuovi partenariati e
personalizzazione dei percorsi di apprendimento.
Molti programmi scolastici comprendono anche
le competenze "Imparare a imparare", ma le scuole e gli
insegnanti hanno bisogno di un maggiore sostegno per integrarle
sistematicamente nei processi didattici e di apprendimento e promuovere in
tutta la scuola un ethos della formazione. Metodi innovativi, quali i piani di
studio personalizzati e l'apprendimento basato sull'indagine (inquiry-based learning), possono essere
particolarmente utili per coloro che hanno avuto in precedenza esperienze
negative o di insuccesso nella scuola.
Allo stesso modo, quando si cerca di
trasmettere competenze sociali e civiche, lo spirito d'iniziativa e
di imprenditorialità e la consapevolezza culturale, la difficoltà
sta nell'andare al di là dell'aspetto nozionistico. Gli studenti hanno bisogno
di più possibilità di esercitare lo spirito d'iniziativa e di apprendere in
scuole aperte al mondo del lavoro, del volontariato, dello sport e della
cultura – ciò anche attraverso attività di proiezione verso l'esterno che
coinvolgano datori di lavoro, gruppi giovanili, soggetti della cultura e la
società civile.
Si registra un crescente numero di esempi di
promozione dell'imprenditorialità mediante partenariati con le imprese o
mediante lo sviluppo di mini-imprese gestite da studenti. Dagli scambi emerge
la necessità di integrare questi partenariati con interventi volti a promuovere
lo spirito di iniziativa, la creatività e l'innovazione nelle scuole.
2.2.2. Formazione
dei docenti e dei dirigenti scolastici
La qualità dell'insegnamento è in assoluto il
fattore interno al sistema scolastico che più incide sui risultati degli
studenti. Vi sono segnali che in alcuni paesi la formazione iniziale dei
docenti stia preparando gli insegnanti a utilizzare l'approccio basato
sulle competenze chiave, ma la maggior parte degli insegnanti è già in
servizio. Dalle relazioni nazionali e dagli scambi sulle politiche emerge una
scarsa sistematicità degli sforzi volti all'aggiornamento delle competenze dei
docenti in questa direzione.
Secondo
l'indagine TALIS[7], gli
insegnanti hanno pochi incentivi a migliorare il loro insegnamento e le più
comuni attività di sviluppo professionale a loro disposizione non sono le più
efficaci. La maggioranza degli insegnanti aspirerebbe a un maggiore sviluppo
professionale (in particolare in tema di bisogni educativi speciali, competenze
TIC e comportamento degli studenti).
Lo sviluppo professionale dei dirigenti
scolastici è essenziale in quanto ad essi incombe la responsabilità di
creare un ambiente in cui studenti e insegnanti vivano la scuola come una
comunità di apprendimento. Ciononostante solo pochi paesi dispongono di una
formazione continua obbligatoria per i dirigenti scolastici.
2.2.3. Sviluppare
la valutazione
È sempre più evidente la forza della
valutazione nel contribuire all'efficacia dell'apprendimento e nel promuovere
la motivazione.
Nella maggioranza dei paesi si ricorre oggi a standard
minimi e a valutazioni centralizzate per valutare su basi comparabili
l'acquisizione di competenze base, almeno a livello di istruzione generale.
I metodi di valutazione più comuni danno però
particolare rilievo alla conoscenza e alla memorizzazione e non tengono
adeguatamente conto delle abilità e degli atteggiamenti – aspetto essenziale
delle competenze chiave. Non sono soddisfacenti neppure la valutazione delle
competenze chiave trasversali e la valutazione dell'interdisciplinarità. Vanno
ulteriormente studiate e utilizzate le esperienze di quei paesi che si
avvalgono di metodologie complementari, quali la valutazione inter
pares, il portfolio delle conoscenze, i piani di valutazione dell'apprendimento
individuale e/o delle scuole e la valutazione per progetto.
2.3. Occorre
fare di più per l'alfabetizzazione e i gruppi svantaggiati
Sin dalla più tenera età va garantito un buon
livello di alfabetizzazione, che è basilare per l'acquisizione delle competenze
chiave e per l'apprendimento permanente. Di conseguenza il progressivo declino
delle abilità di lettura rispetto al parametro di riferimento fissato
dall'UE per il 2010 resta un motivo di grave preoccupazione.
Un'alfabetizzazione insufficiente, soprattutto dei ragazzi e dei migranti,
ostacola gravemente le prospettive di questi soggetti in termini di occupazione
e di benessere. La maggior parte dei paesi ha attuato misure specifiche a
sostegno dell'alfabetizzazione, ma è evidente che occorrono interventi
nazionali più efficaci.
Il parametro
di riferimento fissato dell'UE per il 2010 è una riduzione del 20% della
percentuale dei quindicenni con scarse capacità di lettura, mentre il dato è in
realtà aumentato passando dal 21,3% nel 2000 al 24,1% nel 2006. Nella lettura,
in matematica e nelle scienze i risultati degli studenti migranti sono
inferiori a quelli degli studenti autoctoni (dati PISA).
Una tendenza che si delinea chiaramente è
quella di un approccio più personalizzato all'apprendimento degli
allievi svantaggiati. A ciò si accompagnano spesso interventi mirati a sostegno
degli studenti con problemi di alfabetizzazione (compresi gli studenti migranti)
e con bisogni educativi speciali o a sostegno degli studenti a rischio di
abbandono. Secondo quanto sembra emergere dalle relazioni nazionali, i
progressi sono però lenti e contrastare lo svantaggio resta un grave problema.
Esiste uno scarto notevole tra i paesi che scelgono percorsi di
insegnamento inclusivi per gli alunni con bisogni speciali e i paesi che optano
per percorsi differenziati: sul totale della popolazione scolastica della
scuola dell'obbligo la percentuale degli alunni con bisogni speciali inseriti
in contesti differenziati varia tra lo 0,01% e il 5,1% (media UE: 2,1%).
Nella maggior parte dei paesi si va delineando
una strategia di programmi che punta all'acquisizione precoce delle
competenze di base, in particolare l'alfabetizzazione linguistica e matematica.
In alcuni casi questi programmi sono accompagnati dall'individuazione precoce e
sistematica dei problemi di apprendimento e da un successivo sostegno volto a
evitare che gli allievi restino indietro oppure da programmi volti a stimolare
l'interesse per materie quali le lingue straniere o la matematica e le scienze.
Misure specifiche per rispondere ai bisogni
dei gruppi svantaggiati sono comuni, ma alcuni paesi hanno introdotto quadri
legislativi generali sia per gli studenti in generale sia per categorie
particolari di studenti, che disciplinano anche i loro diritti.
2.4. Attenzione
insufficiente per le competenze chiave nell'istruzione e nella formazione
professionale e nell'educazione degli adulti
Rispetto all'istruzione generale, l'istruzione
e formazione professionale (IFP) ha dato più spazio alle competenze; eppure
nella maggioranza dei paesi l'intera gamma delle competenze chiave,
quali definite dal quadro europeo, viene trattata in modo meno sistematico nei
sistemi di IFP che nell'istruzione generale. Occorre in particolare dare
maggiore rilievo alla comunicazione nelle lingue straniere e all'intera gamma
delle competenze chiave trasversali, sempre più importanti alla luce
dell'evoluzione del mercato del lavoro e delle esigenze della società. La
questione riguarda i programmi, i metodi didattici e di apprendimento e la
formazione dei docenti e dei formatori dell'IFP.
La maggior parte dei paesi sottolinea
l'importanza di un sistema efficiente di istruzione degli adulti. L'obiettivo
è offrire agli adulti abilità meglio spendibili sul mercato del lavoro,
garantire la loro integrazione sociale e la loro preparazione
all'invecchiamento attivo.
Qualche
passo avanti è stato compiuto per quanto concerne una maggiore partecipazione
degli adulti all'istruzione e alla formazione, ma non abbastanza per
raggiungere il livello di riferimento del 12,5% fissato per il 2010. Nel 2008,
la percentuale degli europei di età compresa tra i 25 e i 64 anni che ha
partecipato ad attività formative nelle quattro settimane precedenti la
rilevazione è stata del 9,5%; la probabilità di partecipazione è cinque volte
superiore per gli adulti altamente qualificati rispetto agli adulti scarsamente
qualificati.
Ancora oggi
77 milioni di europei di età compresa tra i 25 e i 64 anni (quasi il 30%) hanno
al massimo terminato il primo ciclo dell'istruzione secondaria inferiore.
Le misure a sostegno dell'acquisizione di
competenze chiave da parte degli adulti comprendono nuove norme legislative o
la modifica di norme legislative esistenti, un miglioramento dei meccanismi di
offerta e gestione, nonché misure di finanziamento specifiche. Coerentemente
con il piano d'azione in materia di educazione degli adulti[8],
un'attenzione particolare viene rivolta all'alfabetizzazione, alle lingue e
alla competenza digitale soprattutto per quanto riguarda gli adulti e gli
immigrati scarsamente qualificati e/o disoccupati. Sono comuni i programmi
noti come "Scuola della seconda opportunità" per il conseguimento del
diploma di istruzione secondaria. Talvolta l'alfabetizzazione linguistica e
matematica rientra anche nei corsi a carattere professionale. La chiave del
successo risiede nell'associare a queste misure un orientamento e il
riconoscimento dell'apprendimento formale, non formale e informale.
Nel campo dell'educazione degli adulti è
comunque importante anche che l'offerta copra l'intera gamma delle competenze
chiave, invece di concentrarsi su singole competenze quali la capacità di
leggere e scrivere o competenze professionali specifiche. L'educazione degli
adulti dovrebbe rivolgersi a persone in possesso di qualifiche di ogni livello,
compresi gli adulti scarsamente qualificati, gli adulti con bisogni
educativi speciali e gli anziani, e parallelamente andrebbero potenziate le
competenze del personale che opera in questo settore.
3. Strategie e
strumenti dell'apprendimento permanente
3.1. L'apprendimento
permanente: una nozione consolidata
Tutti i paesi dell'UE riconoscono che
l'apprendimento permanente "lungo tutto l'arco della vita"
costituisce un fattore chiave per la crescita, l'occupazione e l'inclusione
sociale. Un indicatore importante è la partecipazione delle persone di età
compresa tra i 4 e i 64 anni all'istruzione e alla formazione, che risulta in
crescita nella maggior parte dei paesi dell'UE[9].
La maggior parte dei paesi ha adottato
specifiche strategie di apprendimento permanente. Un impegno particolare
è stato profuso nello sviluppo di strumenti in grado di sostenere percorsi di
apprendimento flessibili tra diversi componenti dei sistemi di istruzione e
formazione.
L'attuazione del quadro europeo delle
qualifiche sta entrando in una fase cruciale: la maggior parte dei paesi
sta facendo notevoli passi avanti nell'elaborazione dei quadri nazionali delle
qualifiche per ogni livello e tipologia di istruzione e formazione e nella
definizione di una corrispondenza tra il proprio quadro e il quadro europeo
entro il 2010. Tutto ciò è collegato a un maggior uso dei risultati
dell'apprendimento per definire e descrivere le qualifiche e a una più
diffusa convalida dell'apprendimento non formale e informale.
Sono
state adottate misure per sviluppare ulteriormente i sistemi di orientamento
permanente, in particolare quelli rivolti agli adulti. Occorre migliorare
ancora il coordinamento dei diversi sistemi di orientamento, anche per aiutare
i giovani a completare la propria istruzione e formazione e agevolarne
l'ingresso nel mercato del lavoro.
3.2. Permangono
le difficoltà attuative
Resta il problema cruciale dell'attuazione e
del rafforzamento delle strategie di apprendimento permanente. Le strategie
sono coerenti e complete solo in alcuni casi e alcune si concentrano
ancora su settori o categorie particolari invece che sull'intero arco della
vita. Per essere efficaci, le strategie devono abbracciare periodi di tempo
sufficientemente lunghi, offrire opportunità a ogni fascia d'età ed essere
oggetto di revisioni e approfondimenti. Per rafforzare la pertinenza e
l'impatto delle strategie e motivare i singoli a partecipare alla formazione,
occorrono un maggior coinvolgimento delle parti interessate e un miglior
coordinamento con altri settori al di là di quelli dell'istruzione e della
formazione. Nella crisi economica attuale una questione fondamentale è
l'assenza di meccanismi che consentano di mobilitare strategicamente le risorse
limitate per tener conto anche dei bisogni nuovi ed emergenti nel campo delle
competenze.
4. Istruzione e
formazione professionale
4.1. Attenzione
agli aspetti relativi all'attrattività e alla qualità
L'obiettivo centrale del processo di
Copenhagen, ovvero migliorare l'attrattività e la qualità dei sistemi di IFP,
viene perseguito in particolare mediante l'attuazione di sistemi di garanzia
della qualità coerentemente con il quadro europeo di riferimento per la garanzia
della qualità dell'istruzione e della formazione professionale[10]
di recente adozione, e si tratta di una priorità per la maggior parte dei paesi
dell'UE. Un'attenzione particolare è rivolta alla professionalizzazione dei
docenti e dei formatori dell'IFP. Nei diversi paesi è sempre più comune la modularizzazione
volta a rendere l'offerta di IFP più flessibile e in linea con le esigenze dei
discenti e delle imprese.
4.2. L'offerta
di istruzione e formazione professionale deve essere più pertinente
Come illustrato nella comunicazione
"Nuove competenze per nuovi lavori", restano da affrontare importanti
sfide. La non corrispondenza tra le competenze disponibili e le competenze
lavorative richieste è destinata ad aggravarsi di qui al 2020 se i sistemi di IFP
non saranno in grado di rispondere più rapidamente e con maggiore flessibilità
al previsto innalzamento delle competenze e delle qualifiche richieste.
La formazione sul lavoro integra sempre più
spesso la formazione in aula per rendere l'IFP più rispondente ai bisogni del
mercato del lavoro. Vari paesi che non hanno una forte tradizione in questi
settori stanno istituendo nuovi programmi di apprendistato e mettendo a punto
una collaborazione con le parti sociali per programmare e aggiornare l'offerta di
IFP. Per un effettivo adattamento dei sistemi di IFP alle esigenze in
evoluzione del mercato del lavoro sono tuttavia essenziali rapporti ancora
più stretti con il mondo delle imprese e un'ulteriore espansione
dell'apprendimento sul lavoro. Occorre anche fare di più per sviluppare
strumenti efficaci che consentano di prevedere i futuri bisogni di competenze.
Anche se si constata una crescente attenzione
ai passaggi tra il sistema dell'IFP e quello dell'istruzione superiore, bisogna
procedere più rapidamente. Agli studenti dell'IFP devono ancora essere offerte
prospettive e opportunità più interessanti in termini di qualifiche e di
mobilità, ed anche un migliore sostegno sotto forma di orientamento e di
insegnamento delle lingue.
5. Ammodernare
l'istruzione superiore
5.1. Passi
avanti in termini di miglioramento dell'accesso all'insegnamento superiore e di
diversificazione dei finanziamenti
Cresce la consapevolezza politica del fatto
che per l'attuazione dell'apprendimento permanente è essenziale far in modo che
gli studenti "non tradizionali" possano avere accesso all'istruzione
superiore. La maggior parte dei paesi ha adottato misure a favore di una
maggiore partecipazione degli studenti di estrazione socioeconomica più
modesta, anche attraverso incentivi finanziari.
Il 24% della
popolazione adulta europea (di età compresa tra i 25 e i 64 anni) è in possesso
di un titolo di studio elevato (ossia di livello terziario), un dato di gran
lunga inferiore a quello di Stati Uniti e Giappone (40%).
Si accentua la diversificazione delle fonti
di finanziamento degli istituti di istruzione superiore, la principale
delle quali è rappresentata dalle tasse di iscrizione. Sono sempre più comuni
anche i contratti incentivanti e la concorrenza tra gli istituti di istruzione
superiore, anche per quanto concerne i finanziamenti pubblici.
5.2. Restano
problematici gli investimenti e l'offerta a livello di apprendimento permanente
Soprattutto in una fase di crisi economica è
problematico aumentare gli investimenti pubblici e privati. Sono accolte
con favore le iniziative di alcuni paesi dell'UE volte a incrementare e
concentrare le risorse destinate agli investimenti nell'istruzione superiore,
ma va promossa una maggiore diversificazione per far affluire ulteriori
finanziamenti.
Rigidità culturali e strutturali restano le
principali difficoltà al rafforzamento del ruolo dell'istruzione superiore
nello sviluppo professionale o personale continuo di coloro che già
lavorano. Gli istituti di istruzione superiore dovrebbero essere incentivati a
sviluppare programmi di studio e modalità di frequenza più flessibili e ad
estendere la convalida degli studi precedenti. L'istruzione superiore deve
partecipare in modo stabile e dall'interno all'elaborazione dei quadri
nazionali generali delle qualifiche.
È essenziale consolidare l'autonomia delle
università, migliorare la gestione degli istituti e rafforzarne la
responsabilità in modo che possano aprirsi verso gli studenti "non
tradizionali" e diversificare le loro entrate. I partenariati tra
università e imprese[11]
possono creare le condizioni opportune per un incremento della quota dei
finanziamenti privati forniti dalle imprese; inoltre, in linea con l'iniziativa
"Nuove competenze per nuovi lavori", possono aiutare le università a
sviluppare programmi di studio e qualifiche più attinenti alle competenze di
cui gli studenti hanno bisogno e che il mercato del lavoro richiede[12].
6. La strada da
seguire
6.1. Promozione
della cooperazione a livello dell'UE – attuazione del nuovo quadro strategico
La presente relazione congiunta 2010 segnala i
progressi compiuti in una serie di settori importanti e mostra come la
cooperazione europea abbia contribuito alle riforme nazionali[13].
D'altra parte, però, individua anche una serie di problematiche serie riguardanti
la piena realizzazione delle competenze chiave e una maggiore apertura e
pertinenza dell'istruzione e della formazione: in questi ambiti occorrono altri
interventi a livello europeo e nazionale.
Il quadro strategico dell'istruzione e della
formazione ("ET 2020") è uno strumento per affrontare tali questioni,
che dovrebbero rientrare tra i settori di intervento prioritario nel primo
ciclo di lavoro 2009-2011 del quadro ET 2020, anche in rapporto all'attuazione
dell'iniziativa "Nuove competenze per nuovi lavori" e della strategia
dell'Unione europea per i giovani[14].
6.2. Competenze
chiave per tutti come risultato dell'apprendimento permanente
Molti paesi stanno riformando i programmi di
studio proprio sulla base del quadro delle competenze chiave, soprattutto in
ambito scolastico. Occorre però elaborare e attuare su più ampia scala approcci
innovativi all'insegnamento e all'apprendimento per far sì che ogni cittadino
possa avere accesso ad opportunità di apprendimento permanente di qualità.
·
È necessario un maggior impegno a
sostegno dell'acquisizione delle competenze chiave da parte di coloro che
rischiano di ottenere risultati al di sotto delle loro potenzialità nel
campo dell'istruzione. Gli sforzi intesi a fornire ulteriori fondi per i
discenti svantaggiati, il sostegno per rispondere ai bisogni educativi speciali
in contesti inclusivi o le misure specifiche volte a prevenire l'abbandono
scolastico precoce dovrebbero essere generalizzati. L'aspetto che più preoccupa
è il numero crescente di persone con basso livello di capacità di lettura.
Sono necessari interventi globali a livello nazionale ed europeo, indirizzati
ad ogni livello di istruzione, da quello pre-primario passando per l'IFP e
l'educazione degli adulti.
·
Occorre anche fare di più nella messa a
punto di metodi didattici e di valutazione coerenti con l'approccio
basato sulle competenze. Attraverso l'apprendimento il discente non deve
acquisire solo conoscenze, ma anche le abilità e gli atteggiamenti
corrispondenti. Un impegno particolare è necessario per quanto attiene a quelle
competenze chiave trasversali che sono essenziali per una maggiore creatività e
innovazione e per riuscire nel mondo del lavoro e in generale nella società. Lo
sviluppo professionale continuo di tutti gli insegnanti e formatori e di tutti
i dirigenti scolastici deve dar loro le competenze pedagogiche, e non solo,
necessarie all'assunzione dei nuovi ruoli che questo approccio implicitamente
comporta. È infine essenziale rendere più attrattiva la carriera
dell'insegnante.
·
Vanno rafforzate le competenze necessarie
alla partecipazione all'apprendimento ulteriore e al mercato del lavoro,
due aspetti questi che sono spesso strettamente correlati tra loro. L'approccio
basato sulle competenze chiave va dunque sviluppato ancora, al di là
dell'ambito scolastico, nell'IFP e nell'educazione degli adulti e bisogna fare
in modo che gli esiti dell'istruzione superiore siano più rispondenti alle
esigenze del mercato del lavoro. Ciò comporta anche la messa a punto di metodi
di valutazione e attestazione di competenze, abilità e atteggiamenti
trasversali importanti per accedere al lavoro e all'apprendimento ulteriore.
Occorre elaborare un "linguaggio" comune che serva a far comunicare
tra loro il mondo dell'istruzione e della formazione e quello del lavoro, in
modo che per i cittadini e i datori di lavoro sia più facile comprendere la
pertinenza tra le competenze chiave e i risultati dell'apprendimento da un lato
e le mansioni e le occupazioni dall'altro. Ciò favorirebbe una maggiore mobilità
occupazionale e geografica dei cittadini.
6.3. Estendere
l'approccio basato sul partenariato
Per migliorare le competenze dei cittadini e
quindi prepararli meglio per il futuro, anche i sistemi di istruzione e di
formazione devono aprirsi di più ed essere maggiormente in linea con il mondo
esterno.
·
È opportuno promuovere ad ogni livello i
partenariati tra gli istituti di istruzione e il mondo esterno, in particolare
il mondo del lavoro. Essi dovrebbero riunire attorno a uno stesso programma
professionisti dell'istruzione e della formazione, imprese, organismi della
società civile, autorità nazionali e regionali, in un'ottica di apprendimento
permanente. I partenariati creerebbero anche nuove opportunità di mobilità dei
discenti.
·
Sono necessari più incentivi per
incoraggiare gli istituti di istruzione superiore ad ampliare l'accesso dei
discenti "non tradizionali" e delle categorie svantaggiate, anche
mediante partenariati con soggetti esterni.
·
I discenti dovrebbero avere maggiori e
migliori opportunità di fare esperienze pratiche e capire la vita
professionale, civile e culturale. Per questo andrebbe riconosciuto un ruolo
maggiore all'apprendimento sul lavoro, ai tirocini e ai programmi di
volontariato non solo nell'IFP e nell'educazione degli adulti, ma anche nelle
scuole e nell'istruzione superiore.
·
L'elaborazione delle strategie di
apprendimento permanente e la loro attuazione dovrebbero coinvolgere le parti
interessate e gli operatori del settore, in collaborazione con altri settori
diversi da quelli dell'istruzione e della formazione.
6.4. Il
ruolo dell'istruzione e della formazione nella strategia post-2010 dell'UE
Gli investimenti nell'istruzione e nella
formazione sono uno strumento chiave per uscire dalla crisi economica, sia
nell'ottica delle riforme strutturali a lungo termine sia per attenuare
l'impatto sociale immediato della crisi. Il successo dell'Europa nel competere
sullo scenario globale dipende dalle sue abilità e dalla sua capacità di
innovazione e dal rapido passaggio a un'economia della conoscenza a basse
emissioni di carbonio.
Va rafforzato il ruolo dell'istruzione e della
formazione che sono alla base del triangolo della conoscenza. L'innovazione e
la crescita saranno deboli senza un'ampia base di conoscenze, abilità e
competenze che promuova il talento e la creatività fin dalla più tenera età e
sia aggiornata nel corso di tutta la vita adulta.
L'apprendimento permanente e la mobilità
offerti dall'istruzione e dalla formazione di qualità sono essenziali: è così
che tutti possono acquisire le abilità importanti non solo per il mercato del
lavoro, ma anche per l'inclusione sociale e la cittadinanza attiva. Il quadro
strategico "ET 2020" e l'iniziativa "Nuove competenze per nuovi
lavori", al centro della futura strategia per la crescita e l'occupazione,
daranno un importante contributo alla realizzazione di questo obiettivo
generale.
[1] GU
C 142 del 14.6.2002, pag. 1.
[2] GU
C 119 del 28.5.2009, pag. 2.
[3] SEC(2009)
1598 e SEC(2009) 1616.
[4] GU
L 394 del 30.12.2006, pag. 10.
[5] COM(2008)
868.
[6] GU
L 394 del 30.12.2006, pag. 10.
[7] OCSE
2009.
[8] COM(2007)
558 e GU C 140 del 6.6.2008, pag. 10.
[9] Cfr.
SEC (2009) 1616, capitolo 1, grafico 1.2.
[10] GU
C 155 dell'8.7.2009, pag. 1.
[11] COM(2009)
158.
[12] Cfr.
Eurobarometro n. 260.
[13] Cfr.
anche SEC(2009) 1598.
[14] COM(2009)
200.