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Bruxelles, 2.4.2009

COM(2009) 158 definitivo

 

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI

Una nuovo partenariato per la modernizzazione delle università: : il forum dell’UE sul dialogo università-imprese

(Testo
rilevante ai fini del SEE)

1.           Una tematica sempre più importante

Le università[1], visto il loro triplice ruolo di fornitrici dei massimi livelli d'istruzione, di ricerca avanzata e di innovazione di avanguardia, rappresentano il vertice del triangolo della conoscenza in Europa, candidandosi così a guidare l'Europa verso l'ambizioso traguardo di diventare l'economia e la società basata sulla conoscenza più avanzata al mondo. Questo ruolo è stato riconosciuto alle università dalla politiche comunitaria sin dal vertice di Hampton Court, svoltosi nell’ottobre 2005; oggi è però altrettanto evidente la necessità di riformare le università perché possano sfruttare al massimo le proprie potenzialità. Nella comunicazione della Commissione “Portare avanti l’agenda di modernizzazione delle università – Istruzione, ricerca e innovazione” (maggio 2006)sono stati individuati nove settori d'azione[2] . Da quel momento l'agenda di modernizzazione è stata al centro di ampi dibattiti politici, i cui progressi sono stati costantemente osservati dal Consiglio dei Ministri[3]. La Commissione ha inoltre proposto di fare della modernizzazione delle università uno dei temi prioritari nel nuovo quadro di cooperazione politica in materia d'istruzione e di formazione nell’ambito della strategia di Lisbona.[4]

Uno degli elementi chiave dell'ordine del giorno fissato nel 2006 prevedeva che le università sviluppassero partenariati strutturati con il mondo imprenditoriale, al fine di "diventare sempre più attori significativi nel mondo dell’economia, in grado di rispondere meglio e più celermente alle esigenze del mercato e di sviluppare partenariati atti a valorizzare le conoscenze scientifiche e tecnologiche". La comunicazione suggerisce che le imprese potrebbero aiutare le università a rimodellare i curricoli e le strutture di gestione nonché contribuire al loro finanziamento.

Su queste basi, la Commissione ha lanciato il forum università-imprese al fine di creare una piattaforma europea per il dialogo tra questi due mondi. La prima riunione del forum, svoltasi nel febbraio 2008, è stata seguita nel corso dello stesso anno da tre seminari tematici[5]. Un secondo forum plenario, organizzato nel febbraio 2009, ha riunito 400 partecipanti, i quali, oltre a partecipare a seminari incentrati su vari temi, hanno fatto il punto sugli insegnamenti finora tratti e hanno discusso su eventuali orientamenti futuri per i lavori del forum .

L'elevata partecipazione all'evento del febbraio 2009 comprova l'alto significato che le parti interessate attribuiscono al forum. Molti partecipanti hanno ricordato che l'attuale recessione economica rende ancora più urgente la creazione di migliori collegamenti tra università e imprese al fine di rafforzare il triangolo della conoscenza in Europa. La presente comunicazione intende andare incontro a questo desiderio di urgenza.

2.           Bilancio e azioni future: obiettivi della comunicazione

La cooperazione università - imprese coinvolge due comunità con notevoli differenze di cultura, valori e missioni. In tutta Europa vi sono comunque esempi di riuscita cooperazione tra questi due settori. In passato i programmi dell'UE hanno puntato a costruire una cooperazione tra i due settori, di solito concentrandosi su partenariati tra aree specifiche, come ad esempio la ricerca o la mobilità degli studenti[6]. Tuttavia vi sono grandi differenze nel livello di cooperazione a seconda del paese, dell'università e della disciplina accademica interessata. Inoltre tale cooperazione incide solo in misura assai limitata sulla gestione o sulla cultura organizzativa dei due settori. Solo poche università possiedono una strategia a livello di istituzione per la cooperazione con le imprese, e le più attive in questo campo sono concentrate in un numero ristretto di Stati membri. In molti paesi il quadro giuridico e finanziario non giunge ancora a premiare gli sforzi delle università per cooperare con le imprese, se addirittura non li frena.

Lo scopo dell'attuale comunicazione è:

·      Analizzare le lezioni tratte dal primo anno di attività del forum e da altre attività pertinenti a livello europeo riguardo alle sfide e agli ostacoli alla cooperazione università-imprese, alle questioni da affrontare nonché alle buone pratiche e agli approcci da applicare più largamente. Un documento di lavoro del personale della Commissione (SWD) analizza questo aspetto in maniera più completa.

·      Formulare proposte in vista delle prossime fasi di lavoro del forum.

·      Mettere a punto azioni di seguito concrete per rafforzare la cooperazione università-imprese.

3.           Questioni e sfide

Le riflessioni compiute fino ad oggi in seno al forum sono suddivisibili in 6 temi principali. Ciascuna sezione contiene un riquadro di approfondimento dedicato a un esempio di buone pratiche.

3. 1.       Nuovi programmi di studio per favorire l'occupabilità

La competitività delle economie dipende sempre più dalla disponibilità di manodopera qualificata e dotata di spirito imprenditoriale. L'iniziativa "Nuove competenze per nuovi lavori"[7] ha confermato che in futuro nell'UE il fabbisogno di laureati altamente qualificati e dotati di spirito imprenditoriale continuerà a crescere. Allo stesso tempo, le imprese partecipanti al forum lamentano la mancata corrispondenza tra le competenze dei laureati che escono dalle università e le qualifiche che esse, in qualità di datori di lavoro, ricercano.

La sfida dell'occupabilità ha rappresentato senza dubbio l'argomento centrale del forum, al quale sono state dedicate ripetute riflessioni.

Si è registrato un vasto consenso sulla necessità di un'approfondita riforma dei curricoli e dei metodi di apprendimento, nonché di:

·      aggiungere ai curricoli relativi a tutti i livelli di qualifica competenze trasversali e trasferibili nonché nozioni base di economia e tecnologia. I curricoli in questione dovrebbero essere a "forma di T", ovvero essere radicati nella propria disciplina accademica, ma interagire e cooperare con i partner di altre discipline ed altri settori;

·      migliorare i metodi di esame, orientandoli maggiormente verso la valutazione dell'apprendimento e delle competenze;

·      incentivare la differenziazione dei profili di ammissione e degli approcci all'apprendimento, puntando a sfruttare il talento potenziale anche in caso di persone dotate di un bagaglio culturale non tradizionale, compresi gli adulti che riprendono gli studi;

·      rafforzare l'interdisciplinarietà degli ordini del giorno in materia di istruzione e ricerca. In questo contesto numerosi partecipanti al forum hanno menzionato il modo in cui in futuro l'IET incorporerà tali metodi nelle proprie operazioni, indicando tale approccio come strada da seguire su larga scala nel campo dell'istruzione superiore.

Innovazioni curriculari di queste proporzioni e ai ritmi proposti sono possibili solo a patto che la struttura interna delle università fornisca le condizioni adeguate e gli incentivi del caso. I meccanismi interni di assicurazione della qualità (QA) ed i sistemi di accreditamento esterno dovrebbero prestare più attenzione alla pertinenza sociale ed economica dei curricoli. Inoltre nelle agenzie addette all'accreditamento dovrebbero essere rappresentati anche gli studenti oltre che le imprese e la società nel suo insieme.

Negli organi decisionali di alcune agenzie di accreditamento sono presenti rappresentanti delle imprese (ACQUIN in Germania, HETAC in Irlanda, CTI in Francia). Quest'ultima agenzia è responsabile dei curricoli nel campo dell'ingegneria e ha lo stesso numero di rappresentanti per il settore universitario e quello dell'industria; le competenze trasversali degli studenti e la loro interazione con l'industria rappresentano requisiti base per l'accreditamento (SWD, sezione 5.2.4)

3. 2.       Stimolare l’imprenditorialità

I livelli di imprenditorialità nell'UE, che risultano relativamente bassi[8], mettono in dubbio la capacità dell'Europa di stimolare la crescita e l'occupazione. La sfida per l'istruzione superiore è dunque quella di offrire condizioni di apprendimento che stimolino l'indipendenza, la creatività ed un approccio di tipo imprenditoriale allo sfruttamento della conoscenza. Un regolare flusso di studenti e personale docente dalle università alle imprese e una presenza costante di uomini d'affari nei campus contribuirebbero a favorire i cambiamenti culturali necessari. Un ottimo esempio in questo senso è rappresentato dai programmi di formazione postuniversitari finanziati tramite le reti per la formazione iniziale "Marie Curie", incentrati sulle abilità imprenditoriali.

È necessario ampliare le forme esistenti di cooperazione con le imprese, quali le conferenze, i tirocini e il lavoro su determinati progetti (a livello individuale o in gruppi pluridisciplinari). È stato sottolineato anche il valore delle attività extracurriculari: si pensi ad esempio alle società di consulenza o alle cosiddette imprese incubatrici, che forniscono sostegno personalizzato agli studenti e al personale universitario e formulano idee concrete per nuovi progetti imprenditoriali (fondazione di imprese, imprese "spin-off", vale a dire nate da altre imprese). Tutte queste attività dovrebbero essere disponibili per gli studenti già durante la fase iniziale degli studi e andrebbero integrate meglio nei piani di studio.

Il forum ritiene particolarmente importante che la formazione dei futuri docenti e formatori contribuisca a sviluppare un atteggiamento positivo e aperto nei confronti del mondo imprenditoriale quale fonte di progresso, occupazione e benessere.

Le principali conclusioni:

·      lo sviluppo di una cultura imprenditoriale in seno alle università richiede cambiamenti profondi nella gestione e nella direzione delle università;

·      la formazione imprenditoriale deve essere ampia ed aperta a tutti gli studenti interessati, in tutte le discipline universitarie, e nel rispetto della parità uomo-donna;

·      le università dovrebbero coinvolgere gli imprenditori e gli uomini d'affari nella formazione relativa all'imprenditorialità, ad esempio tramite la partecipazione all'attività didattica di importanti personaggi del mondo imprenditoriale in veste di professori invitati;

·      analogamente, i professori e gli insegnanti dovrebbero avere accesso a formazioni volte ad insegnare le tecniche imprenditoriali ed entrare in contatto con il mondo imprenditoriale.

La rete International "Danish Entrepreneurship Academy" (IDEA) punta a diffondere lo spirito imprenditoriale presso gli studenti degli istituti di istruzione superiore e permanente mediante aiuti finanziari, tutoraggi, l'organizzazione di corsi e la messa in rete. Il progetto IDEA è finanziato tramite sovvenzioni statali, regionali e locali nonché fondi privati. (Cfr. documento di lavoro dei servizi della Commissione, sezione 5.5.3.)

3. 3.       Trasferimento di conoscenze: applicazione pratica delle conoscenze

Dal punto di vista della generazione di conoscenze, l'Europa è molto produttiva. La sfida sta tuttavia nel saper migliorare l'utilizzo e lo sfruttamento della ricerca e dello sviluppo finanziati attraverso fondi pubblici. È vero infatti che esistono numerosi programmi miranti ad rafforzare le strutture di cooperazione tra le capacità di generazione di conoscenze dell'insegnamento superiore pubblico e quelle delle imprese, con l’obiettivo di trovare uno sbocco di mercato per le innovazioni; tuttavia il livello di cooperazione strategica permanente tra i due settori rimane troppo limitato.

È necessario che le università sviluppino strategie per la gestione professionale della proprietà intellettuale; così facendo adempirebbero ad alcuni aspetti della propria missione, ad esempio producendo effetti socioeconomici benefici per la società ed attirando gli studenti e i ricercatori più brillanti. Al fine di sostenere le università e di proporre un quadro più coerente per il trasferimento delle conoscenze, la Commissione ha adottato una raccomandazione relativa alla gestione della proprietà intellettuale nelle attività di trasferimento delle conoscenze e al Codice di buone pratiche destinato alle università e ad altri organismi pubblici di ricerca[9]. Inoltre, l'iniziativa "Responsible Partnering" rappresenta una guida[10] di buone pratiche per un’efficace cooperazione tra università e industria in materia di ricerca e trasferimento di conoscenze.

Riassumendo,

·      il trasferimento di conoscenze tra università e imprese funzionerà al meglio in presenza di un quadro generale di cooperazione e di comprensione reciproca, incentrato su partenariati, progetti comuni e scambi di personale;

·      le università dovrebbero garantire l’interdisciplinarità, visto che le soluzioni monodisciplinari raramente rappresentano una risposta adeguata ai problemi del mondo reale;

·      le università e gli enti pubblici di ricerca dovrebbero definire una chiara strategia a lunga scadenza per la gestione dei diritti di proprietà intellettuale;

·      è necessario affrontare le difficoltà particolari cui sono confrontate le piccole e medie imprese (PMI) quando stringono partenariati con le università. È necessario che le università assumano un atteggiamento aperto nei confronti delle PMI. Per le università, potere accedere a un ufficio addetto alla gestione dei trasferimenti di conoscenze, o gestirne uno in proprio, offrirebbe un utile portale-interfaccia con il settore privato, facilitando così la cooperazione con le PMI.

L'università di Twente (Paesi Bassi) gestisce un "parco delle conoscenze" e alcuni acceleratori commerciali al fine di collegare le conoscenze generate all’interno dell’università con la comunità imprenditoriale della regione. Coloro che desiderano fondare iniziare un'impresa ricevono un sostegno personalizzato tramite il programma TOP (Tijdelijke Ondernemers Plaatsen) dell'università. L'università propone anche un programma per la crescita, mirato ai titolari di imprese. Entrambe le iniziative prevedono programmi di formazione e attività di messa in rete. (cfr. documento di lavoro dei servizi della Commissione, sezione 5.6.1.)

3. 4.       Mobilità transfrontaliera e mobilità tra università e imprese

Nonostante numerose iniziative coronate da successo (tirocini di studenti presso le imprese, programmi di mobilità tra settore industriale e mondo accademico nel quadro del settimo programma quadro (7PQ), progetti comuni portati avanti da università e industrie), i contatti, l’interazione e la mobilità tra i due settori rimangono in linea generale deficitarie. I tirocini, i programmi di mobilità per i ricercatori ed i progetti comuni, che permettono agli studenti di lavorare con o in un'impresa, da soli o nell’ambito di gruppi pluridisciplinari, dovrebbero diventare parte integrante dei programmi di studio in tutte le discipline e dovrebbero comportare crediti nel quadro del sistema europeo di trasferimento dei crediti (ECTS).

La mobilità dovrebbe coinvolgere anche il personale accademico e gli amministratori delle università, permettendo agli atenei di costruire le reti a partire dalle quali sviluppare i futuri tirocini, progetti e posti di lavoro destinati agli studenti. Un confronto diretto con la realtà delle imprese aiuterà il personale a comprendere ed anticipare i fabbisogni dell'industria in materia di formazione e d'innovazione, in costante evoluzione. Tuttavia persistono significativi ostacoli giuridici ed amministrativi alla mobilità del personale universitario verso il mondo delle imprese, legati ad esempio alla sicurezza sociale ed ai regimi pensionistici[11].

Un maggior coinvolgimento delle imprese nei consigli d'amministrazione delle università, nei programmi di ricerca, nelle commissioni d'ammissione, nella progettazione dei curricoli, nell'insegnamento e nei sistemi d'assicurazione della qualità potrebbe d’altro canto migliorare in misura significativa l'insegnamento, la ricerca e l'innovazione in seno alle università. Anche questo tipo di partecipazione rimane però limitata in numerosi paesi, per ragioni giuridiche o culturali.

Per progredire in questo campo è necessario:

·      che la mobilità, in tutte le sue forme ed a tutti i livelli, venga valorizzata e riconosciuta dal mondo universitario e dal mondo imprenditoriale; le PMI, in particolare, dovrebbero partecipare maggiormente ai programmi di tirocinio;

·      che il quadro giuridico venga adattato al fine di sostenere e facilitare la mobilità tra università e imprese;

·      che la mobilità degli accademici, dei ricercatori e degli studenti verso le imprese sia riconosciuta ed accreditata.

La ADEIT[12] di Valencia è un'organizzazione il cui scopo specifico è avvicinare l'università all’ambiente sociale circostante. Essa concentra i propri sforzi sui tirocini degli studenti universitari presso organizzazioni o imprese. Ogni anno la ADEIT piazza 1 500 studenti presso le imprese e garantisce la formazione di tutori da entrambe le parti. Inoltre gestisce tirocini di professori universitari presso le imprese per periodi fino a cento ore. (Cfr. documento di lavoro dei servizi della Commissione, sezione 5.4.4.)

3. 5.       Aprire le università all'istruzione e alla formazione lungo tutto l'arco della vita

Il miglioramento dell’occupabilità non riguarda soltanto coloro che si affacciano per la prima volta sul mercato del lavoro; aggiornare le competenze di chi già lavora rappresenta infatti una sfida altrettanto importante[13], e ancora più urgente nel quadro dell’attuale crisi economica, che sta provocando un numero crescente di perdite di posti di lavoro. La verifica del programma di lavoro "Istruzione e formazione 2010" evidenzia che il tasso di partecipazione degli adulti all'istruzione e alla formazione lungo tutto l'arco della vita[14] sta aumentando solo in alcuni Stati membri, e a ritmi troppo bassi.

Nel momento in cui per ragioni demografiche si preannuncia un calo del numero di studenti, potenzialmente la formazione continua può offrire alle università un'importante opportunità. Purtroppo gli atenei si limitano invece ad aprirsi verso una quota assai minoritaria del mercato della formazione continua. È necessario cambiare questa strategia proponendo degli autentici programmi di istruzione e di formazione lungo tutto l'arco della vita.

La Carta delle università europee per l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita[15], adottata dall'Associazione europea dell'università (EUA), è stata presentata e discussa nell'ambito del forum. Il documento fissa dieci impegni per le università, che vanno da un miglioramento dell’accesso all'apprendimento, alla diversificazione della popolazione studentesca, al rafforzamento della capacità di attirare studenti, a un contesto qualitativo per l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita fino al rafforzamento dei partenariati a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale.

La formazione continua richiede una stretta collaborazione tra il settore universitario e quello imprenditoriale, consentendo alle università di individuare e soddisfare le necessità di nuove competenze, o di aggiornamento delle competenze, a livello locale e regionale. In questa ottica è fondamentale:

·      che l'istruzione e la formazione lungo tutto l'arco della vita facciano parte integrante delle missioni e delle strategie delle università;

·      che l'aggiornamento/l’adeguamento delle competenze vengano valorizzati e riconosciuti sul mercato del lavoro e dai datori di lavoro;

·      che l'offerta in materia di istruzione e formazione lungo tutto l'arco della vita venga messa a punto in cooperazione con le imprese, visto che le università non possono progettarla e attuarla da sole.

Nella Svezia occidentale tre università organizzano corsi a distanza mirati per i lavoratori delle PMI, al fine di rafforzare la competitività di tali imprese e della regione nel suo insieme. Tali corsi affrontano questioni essenziali per le PMI, come il miglioramento delle tecniche di produzione, l'economia, la logistica, lo sviluppo dei prodotti e la gestione totale della produzione. La maggior parte dei lavoratori che seguono tali corsi ha un'età compresa tra quaranta e cinquant’anni e non ha mai seguito corsi universitari in precedenza. (Cfr. documento di lavoro dei servizi della Commissione, sezione 5.3.2.)

3. 6.       Una migliore gestione delle università

Il forum si è concentrato sulla gestione (governance) a livello nazionale, regionale ed istituzionale come condizione preliminare per una collaborazione efficace tra le università e le imprese.

A livello nazionale sono necessari cambiamenti nella legislazione, nelle modalità di finanziamento e nelle strutture di incentivazione, percepite come scarsamente favorevoli, o in alcuni casi anche sfavorevoli, alla cooperazione tra università e imprese. Tale cooperazione dovrebbe rientrare nella strategia globale di tutte le università e fare parte dei loro piani di sviluppo nonché nella definizione dei loro obiettivi. Alla collaborazione con l'industria andrebbe riconosciuta un’importanza ai fini della carriera universitaria e del riconoscimento di meriti accademici uguale a quella attribuita a tradizionali attività accademiche quali la pubblicazione.

Le organizzazioni intermediarie o le associazioni imprenditoriali svolgono un ruolo importante, poiché possono rappresentare un efficace interfaccia tra le università e le imprese, segnatamente le PMI. Inoltre esistono numerosi organismi o agenzie di livello europeo, nazionale o regionale che sostengono la cooperazione tra università e imprese. Tali strutture possono svolgere un ruolo importante per progredire in questo campo.

Nel Regno Unito, il “Council for Higher Education and Industry” (CIHE) si occupa di questioni attinenti all’apprendimento che incidono sulla competitività e sulla coesione sociale del paese, cercando di promuovere la collaborazione e una migliore comprensione tra mondo imprenditoriale e insegnamento superiore. In Germania opera lo “Stifterverband für die Deutsche Wissenschaft”, un'iniziativa congiunta dell'industria per sostenere la ricerca e l'insegnamento superiore. Questa associazione cerca di creare collegamenti tra le università e gli istituti di ricerca non universitari e tra la scienza e l'industria, incoraggiando la creazione di uno spazio europeo unico dell'istruzione e della ricerca. In Spagna, la fondazione “Conocimiento y Desarrollo” (Cyd) mira a migliorare la gestione, la responsabilizzazione e la gestione delle università, a stringere legami tra il sistema produttivo delle università e la società, e ad incoraggiare la cultura dell'impresa e dell'innovazione fra i professori universitari ed i loro studenti. (Cfr. documento di lavoro dei servizi della Commissione, sezione 5.1.1.)

Una cooperazione efficace tra università ed imprese è considerata un elemento particolarmente importante per lo sviluppo regionale[16]. Gli importanti traguardi raggiunti nel campo dell’innovazione da numerose regioni negli Stati Uniti ed in Europa si basano infatti su un partenariato tripartito tra università, imprese e autorità pubbliche per l'orientamento strategico ed il finanziamento.

In Finlandia, il programma e-Tampere collega i progetti della città di Tampere per il 2012 a quelli di numerose PMI e imprese più grandi nonché ai programmi di due atenei. Nel quadro di questo programma sono stati lanciati quasi quattrocento progetti locali, regionali, nazionali ed internazionali imperniati su una’amplia cooperazione tra ricerca universitaria, imprese e autorità pubbliche in un’ottica tecnologica, economica e sociale. (Cfr. documento di lavoro dei servizi della Commissione, sezione 6.1.)

Le principali conclusioni:

·      le condizioni-quadro nazionali e regionali devono creare una situazione propizia alla cooperazione tra le università e le imprese;

·      la cooperazione università-imprese deve rientrare in strategie istituzionali; un’adeguata leadership e una gestione efficace delle risorse umane sono indispensabili per l'attuazione di questa cooperazione;

·      la gestione deve garantire l’attuazione di sistemi d'incentivazione e di valutazione adeguati alla missione, al ruolo ed alla strategia delle università.

4.           Azioni future

Nell'arco di un solo anno i lavori del forum hanno già prodotto importanti risultati. La Commissione si felicita per le numerose proposte avanzate e per la qualità della riflessione condotta. Essa si baserà sul lavoro svolto dal forum per promuovere ulteriormente la modernizzazione delle università europee sia attraverso la cooperazione strategica che tramite diverse iniziative nel quadro dei propri programmi.

La Commissione propone due tipi di azioni di seguito. In primo luogo, per andare incontro al chiaro desiderio dei partecipanti del forum di proseguire ed approfondire il lavoro, è stato definito un programma di lavoro per il futuro. In secondo luogo, il forum ha individuato un certo numero di questioni e di possibili linee d'azione che è opportuno affrontare al più presto, soprattutto in considerazione della recessione economica in atto, al fine di migliorare il partenariato università-imprese sull’occupabilità. A tale riguardo sono state proposte una serie di iniziative concrete.

Proseguire il dialogo

·      Il forum manterrà la struttura delle riunioni plenarie e dei seminari tematici. Inoltre verrà sviluppato un sito web per permettere la condivisione e la diffusione delle esperienze ed agevolare la comunicazione.

·      Fino ad oggi, il forum è riuscito a mobilitare i rappresentanti del mondo universitario ed imprenditoriale, comprese le organizzazioni intermedie e le associazioni di imprese. Il partenariato richiede anche la partecipazione attiva dello Stato e delle autorità regionali. In futuro occorrerà dunque mobilitare in misura maggiore i rappresentanti degli organi pubblici interessati.

·      Sulla base del dialogo condotto finora e dei lavori in corso in altri settori, è opportuno affrontare i temi seguenti:

      assicurare che il mondo universitario risponda con efficacia al programma "Nuove competenze per nuovi lavori" ed ai problemi posti dalla recessione economica;

      partenariati per lo sviluppo regionale;

      partenariati con le PMI;

      diversificazione dei metodi di apprendimento e ravvicinamento tra diversi tipi di insegnamento superiore;

      assicurazione della qualità e accreditamento come strumenti di sostegno della cooperazione tra le università e le imprese.

·      Numerosi paesi terzi hanno espresso interesse per i lavori del forum. È quindi opportuno che esso si apra più esplicitamente ai partecipanti esterni all'UE (di fatto, molte imprese internazionali hanno già partecipato) e in futuro dovrebbe concentrarsi maggiormente sugli insegnamenti che possiamo trarre dalle esperienze dei paesi partner. In occasione dei suoi contatti con le autorità pubbliche interessate nei paesi partner, la Commissione pubblicizzerà i lavori del forum e le inviterà a partecipare.

Sviluppo di nuovi partenariati

·      Il forum si è espresso favorevolmente all'instaurazione di nuove forme di partenariato strutturato tra le imprese e le università per la messa a punto e l'organizzazione di cicli d'istruzione. Tali partenariati riprenderebbero le strutture realizzate nell'ambito delle piattaforme tecnologiche, dell'azione Marie Curie "partenariati e percorsi industria-università" nel quadro del 7° PQ nonché delle Comunità della conoscenza e dell'innovazione (CCI), nel quadro dell'IET. La Commissione propone di esaminare senza indugio il modo di sostenere tali partenariati tramite programmi comunitari pertinenti, con l'obiettivo di pubblicare sin dal 2010 inviti a presentare proposte per la realizzazione di azioni esplorative nel quadro del programma sull'apprendimento permanente.

·      Numerose imprese partecipanti al forum hanno ripetutamente sollevato il problema dell'allargamento del dialogo ad altri settori dell'istruzione e della formazione, in particolare alle scuole secondarie e agli istituti di formazione professionale. È chiaro che potenzialmente le imprese possono apportare un contributo considerevole all'istruzione all'imprenditorialità[17]. La Commissione valuterà in quale misura si possano sfruttare programmi già esistenti – come Leonardo da Vinci e Comenius – ed iniziative già in corso - come European Schoolnet - per riunire imprese e scuole in partenariati per la formazione, e rifletterà su come si possa incoraggiare la cooperazione attraverso un organismo europeo di coordinamento. La Commissione intende invitare i soggetti interessati a studiare le future possibilità di cooperazione tra imprese, scuole ed istituti di formazione professionale durante una conferenza o un seminario che organizzerà in autunno.

·      Lo sviluppo del dialogo università-imprese a livello europeo dovrebbe incoraggiare un analogo dialogo a livello nazionale e regionale. Nel contesto della sua cooperazione strategica con gli Stati membri in materia d'istruzione e di formazione, la Commissione incoraggerà le autorità nazionali a creare strutture analoghe per il dialogo a livello nazionale ed esaminerà il modo in cui i fondi strutturali possono sostenere le iniziative regionali correlate.

·      La Commissione lancerà uno studio per realizzare un inventario delle buone pratiche esistenti in materia di cooperazione tra università e imprese.

È giunto il momento di dare un nuovo forte impulso alla cooperazione università-imprese. In tempi di crisi economica come quelli che stiamo vivendo, in cui i laureati incontrano più difficoltà a trovare lavoro e le imprese si trovano ad affrontare un'elevata pressione concorrenziale, il valore aggiunto economico e sociale della collaborazione università-imprese dovrebbe rafforzarne ulteriormente il carattere prioritario.



[1]               Nel presente documento per "università" si intendono tutti gli istituti d'istruzione superiore, indipendentemente dalla loro denominazione e dal loro status negli Stati membri .

[2]               COM (2006) 208 def.

[3]               Per una sintesi di questioni e di azioni intraprese cfr. COM (2008) 680 del 30 ottobre 2008: Relazione della Commissione al Consiglio relativa alla risoluzione del Consiglio del 23 novembre 2007 sulla modernizzazione delle università per la competitività dell'Europa in un'economia globale della conoscenza.

[4]               COM (2008) 865 del 16 dicembre 2008: Un quadro strategico aggiornato per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione.

[5]               Formazione permanente ed apprendimento lungo tutto l'arco della vita (Bruxelles, 30 giugno 2008); Sviluppo dei curricoli ed imprenditorialità (Tenerife, 30-31 ottobre 2008); Trasferimento delle conoscenze (Bruxelles, 7 novembre 2008).

[6]               Per una descrizione dei programmi UE volti a stimolare partenariati tra istruzione superiore e imprese cfr. documento di lavoro del personale della Commissione, sezione 3.

[7]               COM (2008) 868.

[8]               Cfr. documento di lavoro dei servizi della Commissione, sezione 2.3: secondo il Global Entrepreneurship Monitor 2007 i tassi di attività imprenditoriale in Cina sono da 2 a 5 volte più elevati rispetto a quelli dei paesi dell'UE.

[9]               C(2008) 1329.

[10]             http://www.responsible-partnering.org/; iniziativa lanciata da associazioni leader del mondo accademico e industriale (EUA, EARTO, EIRMA e ProTon Europe).

[11]             COM(2008) 317: Migliori carriere e maggiore mobilità: una partnership europea per i ricercatori.

[12]             http://www.adeit.uv.es

[13]             (2008) 868 def. Nuove competenze per nuovi lavori.

[14]             Progress towards the Lisbon objectives in Education and Training – indicators and benchmarks 2008, documento di lavoro dei servizi della Commissione, SEC (2008) 2293.

[15]             European Universities' Charter on Lifelong Learning, 2008; ISBN: 9789078997009, EUA; www.eua.be

[16]             Higher Education and Regions: Globally Competitive, Locally Engaged; OECD 2007 (Insegnamento superiore e regioni: concorrenza mondiale, impegno locale; OCSE, 2007).

[17]             La Commissione sta attualmente istituendo un gruppo europeo di riflessione di alto livello sull''istruzione all'imprenditorialità, che riunisce rappresentanti di tutti gli Stati membri e paesi del SEE, allo scopo di sostenere la definizione di approcci più coerenti in materia.