|
Bruxelles, 16.12.2008
COM(2008) 864 definitivo
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI
VALUTAZIONE INTERMEDIA DELL’ATTUAZIONE DEL PIANO D’AZIONE COMUNITARIO SULLA
BIODIVERSITÀ
{SEC(2008) 3042}
{SEC(2008) 3043}
{SEC(2008) 3044}
{SEC(2008) 3045}
INTRODUZIONE
Nel maggio 2006 la Commissione ha adottato la comunicazione “Arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010 – e oltre: sostenere i servizi ecosistemici per il benessere umano”[1], nella quale sottolineava l’importanza della tutela della biodiversità come condizione essenziale per lo sviluppo sostenibile ed elaborava altresì un piano d’azione dettagliato al fine di raggiungere tale obiettivo.
La biodiversità è oggi prioritaria nell’agenda politica dell’UE. Il Consiglio europeo della primavera del 2008 ha ribadito il suo impegno a intensificare gli sforzi volti ad arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010 e oltre, sottolineando il ruolo fondamentale della rete Natura 2000 nel raggiungimento di tale obiettivo. Tuttavia, ci si chiede se tale impegno politico ad alto livello per la tutela della biodiversità sia stato sostenuto da interventi efficaci per arrestarne la perdita.
La valutazione intermedia evidenzia i progressi conseguiti da giugno 2006 e delinea le attività più importanti intraprese dalla CE e dagli Stati membri al fine di attuare il piano d’azione sulla biodiversità.
Mostra inoltre che è altamente improbabile che l’UE raggiunga l’obiettivo di arrestare la riduzione della biodiversità entro il 2010. Nei prossimi due anni saranno necessari sforzi intensi, sia a livello comunitario sia da parte degli Stati membri, se vogliamo anche solo avvicinarci a tale obiettivo.
La valutazione sintetizza lo stato attuale dei progressi per ognuno dei quattro settori principali, dei 10 obiettivi e delle quattro misure di sostegno di cui alla comunicazione sulla biodiversità del 2006 e individua alcune priorità chiave per ulteriori misure di intervento. Viene fornito un breve aggiornamento sullo stato e sulle tendenze della biodiversità, sia all’interno dell’UE sia a livello mondiale.
STATO E TENDENZE
DELLA BIODIVERSITÀ
I risultati iniziali delle prime verifiche sullo stato di salute delle specie e degli habitat protetti ai sensi della direttiva Habitat mostrano che il 50% delle specie e fino all’80% degli habitat di interesse europeo per la conservazione si trovano in uno stato di conservazione sfavorevole. Tali risultati non sorprendono, dato che è da molti decenni che assistiamo alla riduzione delle specie e alla distruzione degli habitat, una tendenza che non può essere capovolta in pochi anni. Vi sono tendenze positive per alcune specie e il recupero di alcune specie di grandi carnivori è un indicatore incoraggiante.
Oltre il 40% delle specie europee di uccelli si trova in uno stato di conservazione sfavorevole. L’avifauna in habitat agricolo è diminuita rapidamente nei decenni passati e comincia ora a stabilizzarsi, anche se il suo recupero richiederà ancora del tempo. Nell’agosto 2007 l’autorevole rivista Science ha pubblicato uno studio che dimostra che la direttiva Uccelli è stata fondamentale nell’arrestare il declino di molte delle specie di uccelli europee più minacciate[2]. La direttiva ha indubbiamente aiutato queste specie, in particolare grazie alla designazione di zone di protezione speciale (ZPS).
L’ultima valutazione del progetto guidato dall’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) sugli indicatori europei della biodiversità (Streamlining of European biodiversity indicators – SEBI 2010) ha altresì evidenziato alcune tendenze positive, ad esempio per la qualità dell’acqua. Tuttavia, il numero di specie invasive in Europa continua a crescere a ritmo sostenuto, con conseguenze economiche ed ecologiche sempre più negative[3].
La situazione a livello mondiale è ancora più allarmante poiché si sono intensificati i fattori di pressione sulla biodiversità – anche nel breve periodo intercorso dalla pubblicazione della valutazione degli ecosistemi del Millennio (Millenium Ecosystem Assessment) nel 2005. La crescente domanda di superfici agricole per colture alimentari ed energetiche e per i pascoli esercita una pressione ancora maggiore sui sistemi naturali.
Uno studio sull’economia degli ecosistemi e della biodiversità (TEEB – The economics of ecosystems and biodiversity)[4] è giunto alla conclusione che, in uno scenario immutato, l’attuale riduzione della biodiversità e la relativa perdita dei servizi ecosistemici continueranno a crescere o addirittura accelereranno. Entro il 2050 è prevista un’ulteriore perdita dell’11% delle aree naturali che nel 2000 erano ancora esistenti. Quasi il 40% delle terre attualmente sottoposte a forme di agricoltura a basso impatto potrebbero essere destinate a un uso agricolo intensivo. Si stima che il 60% delle barriere coralline potrebbe scomparire entro il 2030 a causa della pesca, dell’inquinamento, delle malattie, delle specie esotiche invasive e dello sbiancamento dei coralli dovuto ai cambiamenti climatici. Tale perdita di biodiversità e degli ecosistemi rappresenta una minaccia per il funzionamento del pianeta, dell’economia e della società. In uno scenario immutato, si stima che la perdita annuale di benessere causata dalla perdita dei servizi ecosistemici entro il 2050 sarà pari al 6% del PIL mondiale.
· Le azioni mirate previste ai sensi della normativa comunitaria sulla tutela della natura si sono rilevate utili per invertire le tendenze negative delle specie e degli habitat minacciati, ma sono necessari sforzi maggiori per riprodurre tali successi su scala più ampia.
· A livello mondiale, la perdita di biodiversità non ha segnato una riduzione significativa e gli ecosistemi maggiori – come le foreste, le zone umide e le barriere coralline – sono sempre più soggette alla pressione della distruzione e del degrado.
SINTESI DEI
PROGRESSI
A. SETTORE
1: la biodiversità nell’UE
Obiettivi
1. Salvaguardare gli habitat e le specie più importanti dell’UE
Al centro della politica dell’UE in materia di biodiversità vi sono le direttive Uccelli e le direttive Habitat, che costituiscono la base giuridica della rete di zone protette Natura 2000. Dal 2006 gli Stati membri hanno proposto, ai sensi della direttiva Habitat, di sottoporre a tutela un’area di dimensioni superiori al Portogallo, estendendo per la prima volta la rete ai nuovi Stati membri. Allo stesso modo, ai sensi della direttiva Uccelli, gli Stati membri hanno designato un’area più estesa dell’Irlanda. La rete combinata Natura 2000 comprende attualmente più di 25 000 siti, che coprono il 17% circa della superficie totale dell’Unione europea.
La normativa comunitaria sulla tutela della natura non si applica in gran parte dei paesi e territori d’oltremare (PTOM) e delle regioni ultraperiferiche (RUP) degli Stati membri dell’UE, che ospitano alcuni dei punti critici più ricchi di biodiversità del pianeta.
· Il completamento della parte terrestre della rete Natura 2000 entro il 2010 è sulla buona strada. Sono necessari sforzi aggiuntivi, in particolare al fine di finalizzare la rete marittima entro il 2012.
·
La sfida maggiore è attualmente quella di
giungere a una gestione efficace e al ripristino dei siti all’interno della
rete Natura 2000.
·
In occasione di un incontro organizzato
dalla presidenza francese tenutosi sull’Isola della Riunione nel luglio 2008, i
rappresentanti dei PTOM, delle RUP e degli Stati membri si sono impegnati a
sviluppare reti simili a Natura 2000 nei PTOM e nelle RUP.
2. Conservare e ripristinare la biodiversità e i servizi ecosistemici nelle campagne dell’UE
Nel quadro dell’asse 2 del programma di sviluppo rurale, sono stati stanziati circa 20,3 miliardi di euro del fondo FEASR per azioni agroambientali per il periodo 2007-2013, un sostegno importante per la rete Natura 2000 e per la biodiversità. Inoltre, nell’ambito di tale politica, sono stati stanziati circa 577 milioni di euro del fondo FEASR per nuovi interventi specifici in zone agricole e forestali della rete Natura 2000. Vi sono differenze significative tra gli Stati membri nell’uso complessivo di tali fondi.
Nel quadro della condizionalità, vi sono quattro standard principali di buone condizioni agronomiche e ambientali (BCAA), nonché i criteri di gestione obbligatori (CGO) relativi alle direttive sulla tutela della natura, che possono portare vantaggi significativi in termini di biodiversità. Gran parte dei paesi stanno già applicando tali misure. Nel quadro della valutazione sullo stato di salute della riforma della PAC del 2003[5], e con l’intento di promuovere la biodiversità, la Commissione ha proposto di rafforzare lo standard sulle caratteristiche del paesaggio ai sensi delle BCAA. Ciò contribuirà a salvaguardare i benefici ambientali del ritiro dalla produzione che la Commissione propone di abolire. Si propone inoltre di mettere a disposizione ulteriori finanziamenti dello sviluppo rurale destinati, fra l’altro, alla tutela della biodiversità, tramite il trasferimento crescente di denaro dal primo al secondo pilastro della PAC (ovvero, mediante la modulazione).
L’adozione del piano d’azione dell’UE per le foreste nel giugno 2006, e il conseguente avvio di un programma di lavoro adottato dagli Stati membri nel febbraio 2008, ha rappresentato un importante passo in relazione al patrimonio forestale. In diversi Stati membri sono in corso i lavori per l’elaborazione di piani di gestione dei bacini idrografici ai sensi della direttiva quadro sulle acque. Attualmente esiste una direttiva relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni[6].
· Il quadro comune per il monitoraggio e la valutazione (QCMV) per lo sviluppo rurale comprenderà indicatori della biodiversità, in modo da poter valutare se le misure attuate nel quadro della politica di sviluppo rurale stiano portando vantaggi in termini di biodiversità.
· L’espansione prevista delle colture dedicate alla produzione di biomassa e biocarburanti, sebbene sostituisca i combustibili fossili e riduca pertanto le emissioni mondiali di gas serra, può avere, in assenza di una tutela ambientale adeguata, un impatto negativo sulla biodiversità nell’UE. Al fine di evitare questo potenziale impatto negativo, la Commissione ha fissato, nella proposta di direttiva sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, dei criteri di sostenibilità per i biocarburanti.
· La mancata adozione della direttiva quadro sulla protezione del suolo lascia ancora aperta un’importante lacuna legislativa riguardo alla conservazione della struttura e delle funzioni del suolo.
3. Conservare e ripristinare la biodiversità e i servizi ecosistemici nell’ambiente marino dell’UE
La direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino, adottata nel giugno 2008[7], costituisce una base importante al fine del raggiungimento di un buono stato ecologico dell’ambiente marino e di un migliore stato di conservazione della biodiversità marina nell’UE. Nell’aprile 2008 è stata adottata una comunicazione su “Il ruolo della PCP nell’attuazione di un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino”[8].
Il 29 settembre 2008 è stato inoltre adottato un regolamento del Consiglio volto a combattere la pesca illegale, non regolamentata e non registrata. La Commissione ha infine presentato proposte per ridurre le catture accessorie ed eliminare i rigetti nella pesca europea[9]. Sono state altresì previste misure normative in materia di pesca al fine di ridurre il suo impatto sulle specie e sugli habitat non bersaglio.
· Molte riserve ittiche commerciali nelle acque europee hanno superato i limiti biologici di sicurezza – una situazione che richiede una riduzione significativa della pressione globale della pesca a livelli sostenibili nel quadro della politica comune della pesca (PCP).
· Un nuovo regolamento relativo alla raccolta dei dati prevede valutazioni periodiche dei progressi della PCP in materia di integrazione dei requisiti di tutela della biodiversità[10].
4. Rafforzare la compatibilità tra lo sviluppo regionale e territoriale e la biodiversità all’interno dell’UE
Nel quadro dei programmi operativi per il periodo 2007-2013 cofinanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e dal Fondo di coesione, gli Stati membri hanno stanziato 2 719 milioni di euro per la promozione della biodiversità e la tutela della natura. Altri 1 146 milioni di euro sono stati stanziati per la tutela del patrimonio naturale, tra cui progetti sulla biodiversità. Anche lo stanziamento di 1 376 milioni di euro destinato alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio naturale nell’ambito del turismo comprenderà finanziamenti per la biodiversità.
Tutti gli Stati membri, tranne tre, hanno stanziato fondi per la tutela della biodiversità, anche se la percentuale in rapporto alle sovvenzioni complessive differisce da un paese all’altro. Due Stati membri intendono destinare oltre il 3% dei loro stanziamenti a progetti legati alla biodiversità.
· Sebbene non via stato alcun accordo a livello comunitario sugli indicatori specifici della biodiversità nel quadro degli indicatori principali dei Fondi strutturali per il periodo 2007‑2013, alcuni Stati membri hanno deciso di elaborare tali indicatori e la loro esperienza dovrebbe essere estesa ad altri paesi.
· Occorre inoltre basarsi su buone prassi esistenti che dimostrano che la politica di coesione sta avendo effetti positivi sulla biodiversità.
· Dato che una parte significativa dei Fondi strutturali sono attualmente a disposizione dei nuovi Stati membri, ciò comporterà inevitabilmente maggiori fattori di pressione sulla biodiversità e richiederà una pianificazione accurata per garantire che le necessità infrastrutturali siano compatibili con la tutela della biodiversità.
5. Ridurre sensibilmente l’impatto delle specie esotiche invasive e dei genotipi esotici sulla biodiversità dell’UE
Quattordici Stati membri non hanno al momento strategie o piani in materia di specie invasive. Tuttavia, alcuni di essi, nella loro strategia nazionale per la biodiversità, hanno incluso obiettivi relativi alle specie invasive. L’11 giugno 2007 è stato approvato il regolamento del Consiglio che si occupa in modo specifico delle specie invasive nell’acquacoltura[11].
· Dato che l’assenza di strategie in materia costituisce una lacuna politica significativa, la nuova comunicazione intitolata “Verso una strategia comunitaria per le specie invasive” presenta diverse alternative politiche per far fronte alle specie invasive nell’Unione europea.
B. SETTORE
2: la biodiversità nell’UE e nel mondo
Obiettivi
6. Rafforzare sensibilmente l’efficacia della governance internazionale per la biodiversità e i servizi ecosistemici
La nona Conferenza delle parti della convenzione sulla diversità biologica (COP9) ha rafforzato l’attuazione di importanti programmi di lavoro della CBD su argomenti quali la biodiversità forestale e le zone protette. Ha stabilito per la prima volta a livello mondiale che la produzione e l’uso dei biocarburanti dovrebbero essere sostenibili in relazione alla biodiversità. Ha adottato criteri scientifici per l’individuazione delle zone marine protette in alto mare. Ha infine stabilito un processo per includere la questione della biodiversità nei negoziati sul clima in corso nel quadro della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).
L’obiettivo per il 2010 è stato incluso negli obiettivi di sviluppo per il Millennio. Nel 2007 i ministri dell’Ambiente del G8 hanno lanciato la cosiddetta “Iniziativa Potsdam” che contiene azioni specifiche per il raggiungimento dell’obiettivo in materia di biodiversità entro il 2010 e hanno adottato l’“appello di Kobe per la biodiversità”.
L’Unione europea continua a promuovere l’intervento internazionale in ambito ONU nonché le organizzazioni regionali per la gestione della pesca (ORGP) e le relative convenzioni internazionali volte alla tutela degli habitat marini vulnerabili. Ha partecipato attivamente al processo della convenzione delle Nazioni Uniti sul diritto del mare (UNCLOS), che ha portato all’adozione, nel dicembre 2006, di una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla pesca sostenibile per la tutela degli ecosistemi di profondità vulnerabili in alto mare.
· Gli sforzi senza precedenti ai quali invitava la valutazione degli ecosistemi del Millennio non ci sono ancora stati. È ancora necessario un forte potenziamento dell’azione a livello mondiale al fine di ridurre in modo significativo i tassi attuali di perdita della biodiversità entro il 2010 a livello mondiale.
· Occorre approfittare dell’anno internazionale della biodiversità organizzato delle Nazioni Unite per il 2010 al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti della biodiversità e promuovere un’azione globale per la sua tutela.
7. Potenziare notevolmente il sostegno alla biodiversità e ai servizi ecosistemici nell’ambito dell’assistenza esterna dell’UE
L’assistenza esterna annua media dell’UE per la biodiversità ha raggiunto un importo pari a circa 740 milioni di euro nel periodo 2003-2006 e ha rappresentato il 48% degli aiuti relativi alla biodiversità a livello mondiale. Gli Stati membri contribuiscono con importi significativi al Fondo mondiale per l’ambiente. Tali finanziamenti rappresentano meno di un cinquantesimo del bilancio annuo totale destinato agli aiuti allo sviluppo da parte della Comunità e degli Stati membri. Non sembra che vi sia stato un aumento dei finanziamenti destinati alla biodiversità in seguito all’adozione del piano d’azione sulla biodiversità.
I tentativi di dare maggior spazio alla biodiversità nei bilanci di cooperazione allo sviluppo sia dei paesi donatori sia dei beneficiari devono affrontare molti ostacoli. Ciò è in parte dovuto alla tendenza a limitare il numero di settori d’intervento[12], che spesso porta ad attribuire una priorità minore alle questioni ambientali rispetto ad altre necessità impellenti. Fra gli altri fattori vi è anche la difficoltà di stanziare i fondi.
I documenti di strategia nazionale della CE tengono conto delle questioni ambientali nella definizione dei settori di cooperazione più importanti, ad esempio effettuando valutazioni ambientali strategiche (VAS) e valutazioni d’impatto ambientale (VIA) in relazione ai programmi e ai progetti settoriali ambientali.
· Maggiori informazioni sull’economia della biodiversità e sui suoi legami con le questioni legate alla povertà aiuterebbero i responsabili politici di entrambe le parti a rivolgere maggiore attenzione a tale questione.
· Occorre compiere ulteriori progressi al fine di garantire l’esecuzione sistematica di valutazioni ambientali (VAS/VIA) in relazione a operazioni di aiuto sensibili sotto il profilo ambientale finanziate dagli Stati membri e dalla CE, in modo da prevenire e minimizzare gli effetti negativi sulla biodiversità e massimizzare, per quanto possibile, i vantaggi ambientali.
8. Ridurre drasticamente l’impatto degli scambi internazionali sulla biodiversità e i servizi ecosistemici a livello mondiale
L’UE ha sostenuto l’adozione di alcune decisioni importanti, tra cui quella sul commercio dell’avorio e il piano strategico CITES adottato in occasione della 14ª conferenza delle parti della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione.
La Commissione continua a valutare gli impatti potenziali degli scambi sulla biodiversità mediante valutazioni d’impatto della sostenibilità (VIS) dei principali negoziati commerciali. La Commissione sta attualmente effettuando VIS su tutti gli accordi di partenariato e di libero scambio regionali e bilaterali previsti.
L’UE ha contribuito ai progressi dei negoziati in corso sul regime internazionale di accesso alle risorse genetiche e di ripartizione giusta ed equa dei benefici derivanti dal loro uso (ABS) alla COP9-MOP4 della CBD.
Sono stati compiuti passi avanti nell’attuazione del piano d’azione dell’UE per l’applicazione delle normative, la governance e il commercio nel settore forestale (FLEGT). Il primo accordo volontario di partenariato (VPA) è stato firmato con il Ghana il 3 settembre 2008. Negoziati FLEGT sono attualmente in corso con Malesia, Indonesia, Camerun e Congo Brazzaville e si prevede che saranno presto avviati anche con altri paesi in via di sviluppo. La Commissione ha inoltre proposto un regolamento che stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano legname e prodotti del legno[13].
· La sfida principale sarà garantire un seguito alle raccomandazioni formulate nelle valutazioni d’impatto della sostenibilità (VIS) e di approfondire le conoscenze sugli effetti del consumo dell’UE di materie prime agricole e non agricole (per esempio, carne, semi di soia, olio di palma, minerali metallici) che potrebbero contribuire alla perdita di biodiversità. In seguito, si potrebbero prendere in considerazione opzioni politiche per ridurre tale impatto.
C. SETTORE
3: biodiversità e cambiamenti climatici
Obiettivo
9. Sostenere l’adattamento della biodiversità ai cambiamenti climatici
In seguito al Libro verde del 2007[14], la Commissione sta elaborando un Libro bianco sull’adattamento ai cambiamenti climatici che si occuperà, fra l’altro, della relazione tra la biodiversità e i cambiamenti climatici.
La comunicazione della Commissione sulla deforestazione[15] propone che, nell’ambito dei negoziati UNFCCC sul futuro sistema climatico, l’UE persegua l’obiettivo di arrestare al più tardi entro il 2030 la perdita di copertura forestale del pianeta e di dimezzare rispetto ai livelli attuali la deforestazione tropicale lorda entro il 2020. Questo obiettivo produrrebbe importanti vantaggi in termini di biodiversità e di cambiamenti climatici entro il 2020.
· È necessario riconoscere maggiormente l’importanza del ruolo degli ecosistemi sani nel rafforzare la resistenza agli stress ambientali, il che a sua volta ridurrà l’esposizione alle minacce poste dai cambiamenti climatici.
· Occorre massimizzare le sinergie tra l’attenuazione dei cambiamenti climatici e le misure d’adattamento e la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità.
D. SETTORE 4: la base di conoscenze
Obiettivo
10. Potenziare in maniera sostanziale la base di conoscenze per la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità nell’UE e nel mondo
Le ricerche svolte nell’ambito del Sesto programma quadro di ricerca comunitario (2002‑2006) vengono già prese in considerazione ai fini dell’elaborazione della politica dell’UE in materia di biodiversità. Per i primi due inviti a presentare proposte relative a otto progetti sulla biodiversità nel quadro del 7PQ è previsto un contributo complessivo dell’UE di 23 milioni di euro, circa il 7% della spesa totale per progetti ambientali. Almeno 14 Stati membri hanno un programma nazionale o subnazionale specifico che sostiene la ricerca sulla biodiversità.
Nell’ambito dell’iniziativa Potsdam adottata dal G8 nel 2007, è stato avviato, congiuntamente dalla Commissione europea e dalla Germania in collaborazione con l’Agenzia europea dell’ambiente, uno studio sull’economia degli ecosistemi e della biodiversità (TEEB). I risultati della valutazione della prima fase sono stati presentati in occasione della COP9 della CBD.
· È necessario garantire che i finanziamenti alla ricerca da parte degli Stati membri e della CE sostengano in modo adeguato la politica in materia di biodiversità.
· La seconda fase dello studio TEEB trarrà le conclusioni su tale politica nel 2009.
· La CE è inoltre impegnata nella strategia mondiale per dare seguito alla valutazione degli ecosistemi del Millennio (VEM) e nello sviluppo di una valutazione regionale per l’Europa. Sei Stati membri hanno previsto delle attività per dare seguito alla VEM.
· In occasione della COP9 della CBD, l’UE e gli Stati membri hanno appoggiato la proposta dell’UNEP (Programma delle Nazioni Uniti per l’ambiente) di dare vita a una piattaforma intergovernativa scienza-politica per la biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES) volta a rafforzare la consulenza scientifica indipendente ai fini della formulazione di politiche su scala mondiale.
E. LE
QUATTRO MISURE DI SOSTEGNO PRINCIPALI
1. Garantire un finanziamento sufficiente
Esistono opportunità di cofinanziamento dei costi della rete Natura 2000 nei relativi regolamenti di finanziamento della CE per il periodo 2007-2013. In base a un contratto con la Comunità sono state fornite formazione e linee guida volte ad assistere gli Stati membri nell’utilizzo dei fondi. È stato inoltre sviluppato uno strumento informatico per il finanziamento di Natura 2000.
Per molti paesi, l’asse 2 della politica di sviluppo rurale sembra essere la principale fonte comunitaria di finanziamento per la rete Natura 2000 e la biodiversità. Per altri paesi, invece, il Fondo europeo di sviluppo regionale rappresenta un’importante fonte di finanziamento comunitario. Tuttavia, in molti settori si è riscontrato il problema sistematico della difficoltà di ottenere dati attendibili sull’importo reale dei finanziamenti effettivamente spesi per la tutela della biodiversità. In molti casi, ciò è semplicemente dovuto all’inadeguatezza delle procedure di registrazione e di notifica dei dati.
· Occorre sviluppare ulteriormente approcci volti a determinare l’ammontare esatto dei finanziamenti comunitari utilizzati dagli Stati membri per la tutela della natura ed è necessario comprendere se tali fondi sono sufficienti a garantire la gestione e il ripristino della rete Natura 2000 e altre necessità legate alla biodiversità.
· È inoltre necessario sviluppare ulteriormente i piani di gestione dei siti. L’assenza di tali strumenti potrebbe limitare seriamente l’apporto di finanziamenti sufficienti per la rete Natura 2000. Un nuovo studio della Commissione si pone come obiettivo di rafforzare ulteriormente i collegamenti tra il finanziamento e la gestione di Natura 2000.
2. Rafforzare l’attuazione e il processo decisionale dell’UE in materia di biodiversità
La struttura di governance per le questioni legate alla natura e alla biodiversità all’interno dell’UE è stata riesaminata. Durante le riunioni periodiche dei direttori “Natura” degli Stati membri dell’UE vengono ora regolarmente discussi i progressi del piano d’azione sulla biodiversità e dell’attuazione delle direttive sulla tutela della natura. Un nuovo gruppo di coordinamento per la biodiversità e la natura supervisionerà un programma congiunto di lavoro tecnico sulle questioni legate alla natura e alla biodiversità all’interno dell’UE. Il gruppo interservizi della Commissione sulla biodiversità è strettamente legato a questo gruppo di coordinamento.
Al fine di agevolare la comunicazione e lo scambio di esperienze sulla conformità, l’attuazione e l’applicazione pratica delle norme, è stata creata una rete di esperti dell’UE, denominata GreenForce, che si occupa della conservazione della natura e delle politiche e normative forestali negli Stati membri.
L’adozione, avvenuta per la prima volta nel 2007, di provvedimenti provvisori della Corte di giustizia europea per bloccare attività potenzialmente nocive in un sito polacco della rete Natura 2000 ha rappresentato un importante sviluppo. La Commissione ha fatto uso dello strumento del provvedimento provvisorio nel suo ricorso alla Corte per evitare danni imminenti irreversibili ai siti protetti. La richiesta di provvedimento provvisorio è stata ritirata quando la Polonia ha accettato di fermare i relativi lavori in attesa di una sentenza della Corte di giustizia al riguardo[16].
· Occorre rafforzare ulteriormente i meccanismi di cooperazione all’interno della Comunità e degli Stati membri e tra di essi nell’attuazione del piano d’azione, in particolare nei settori che interessano la biodiversità.
3. Creare partnership
Nel novembre 2007, in occasione della conferenza sulle attività economiche e la biodiversità organizzata a Lisbona dalla presidenza portoghese, è stata lanciata l’iniziativa UE su imprese e biodiversità. Venti Stati membri hanno dichiarato di avere lanciato iniziative nazionali volte a promuovere partnership in materia di biodiversità.
· La Commissione sta sviluppando una piattaforma UE di assistenza tecnica per le attività economiche e la biodiversità.
· È stato istituito un programma di incentivazione denominato “Natura 2000 Partner Reward Scheme” volto a promuovere la gestione e la comunicazione all’interno della rete Natura 2000.
4. Istruzione, sensibilizzazione e partecipazione del pubblico
Un sondaggio flash dell’Eurobarometro di dicembre 2007 ha rivelato che solo una minoranza dei cittadini dell’Unione ritiene di avere una conoscenza sufficiente in materia di perdita della biodiversità. Nelle proposte per il 2008 della parte “Informazione e comunicazione” del programma LIFE+ sono state incluse le raccomandazioni provenienti da uno studio di controllo per una campagna di comunicazione in tutta l’UE. Alcuni Stati membri hanno già avviato campagne per sensibilizzare i cittadini sulla biodiversità.
· Al fine di aumentare il sostegno dell’opinione pubblica verso interventi dell’UE volti ad arrestare la perdita di biodiversità, la Commissione sta valutando azioni prioritarie per una campagna di comunicazione pubblica da avviare a sostegno di campagne nazionali o altre campagne.
· È inoltre necessario integrare in modo ottimale la biodiversità nelle campagne di comunicazione che promuovono stili di vita sostenibili e un consumo e una produzione sostenibili.
F. MONITORAGGIO
L’iniziativa SEBI 2010 ha segnato progressi costanti. La prima valutazione dei progressi per il conseguimento dell’obiettivo in materia di biodiversità entro il 2010, basata su un insieme di 26 indicatori di biodiversità paneuropei, sarà pubblicata dall’AEA nel primo semestre del 2009. Negli Stati membri è in corso l’elaborazione di indicatori nazionali allineati al quadro SEBI 2010.
· È necessario integrare l’iniziativa SEBI 2010 con altri insiemi di indicatori, in particolare quelli volti a valutare i progressi nei diversi settori.
· I finanziamenti per il monitoraggio della biodiversità sono decisamente minori rispetto agli investimenti nazionali dedicati ad altre questioni ambientali e occorre pertanto aumentarli sostanzialmente per poter garantire, in futuro, valutazioni globali.
CONCLUSIONI
Sebbene la comunicazione sulla biodiversità del 2006 sia stata accolta con favore e si siano registrati dei progressi nell’attuazione del piano d’azione comunitario sulla biodiversità, è molto improbabile – sulla base degli sforzi attuali – che venga raggiunto l’obiettivo generale di arrestare la perdita di biodiversità nell’UE entro il 2010. È quindi necessario un ulteriore impegno significativo da parte della Comunità europea e degli Stati membri nei prossimi due anni, se vogliamo anche solo avvicinarci a tale obiettivo.
A livello mondiale, la perdita di biodiversità è disastrosa, e gli ecosistemi stanno subendo un degrado tale che i processi naturali vengono bloccati, con impatti economici e sociali gravi. Inoltre, ci troviamo di fronte a nuove sfide, quali l’espansione del settore agricolo per soddisfare la crescente domanda di prodotti alimentari e la nascita di sbocchi di mercato alternativi come, ad esempio, i biocarburanti.
Dato che vi sono ancora lacune importanti, quali la gestione del problema delle specie invasive, sarà necessario rafforzare il quadro politico dell’Unione europea in materia di biodiversità. Occorre inoltre istituire un quadro giuridico efficace per la conservazione della struttura e delle funzioni del suolo.
Una sfida fondamentale è quella di tenere conto delle questioni legate alla biodiversità anche in altre politiche settoriali. È infine necessario elaborare sistemi di valutazione per i servizi ecosistemici che interessano settori diversi.
La Commissione continuerà a monitorare con attenzione l’attuazione del piano d’azione sulla biodiversità al fine di effettuare una valutazione globale a livello della Comunità e degli Stati membri nel 2010.
[1] COM(2006)
216.
[2] Science: Vol. 317, n. 5839, pagg.
810–813.
[5] COM(2008) 306.
[6] GU
L 288 del 6.11.2007, pag. 27.
[7] GU
L 164 del 25.6.2008, pag. 19.
[8] COM(2008)
187.
[9] COM(2007)
136.
[10] GU
L 60 del 5.3.2008, pag. 1.
[11] Regolamento
(CE) n. 708/2007 del Consiglio.
[12] Non
applicabile ai Paesi ENPI (European
Neighbourhood and Partnership Instrument – strumento europeo di vicinato e
partenariato).
[13] COM(2008)
644/3.
[14] COM(2007)
354.
[15] COM(2008)
645.
[16] Causa
C-193/07.